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| L'iscrizione in greco davanti alla vasca |
Ma nel portico accanto alla vasca c’è un dettaglio che merita uno sguardo più lento: una lapide marmorea con un’iscrizione in greco. Non è un reperto antico, anche se fa di tutto per sembrarlo con elegante faccia tosta rinascimentale. È un epigramma in greco classico, composto in quattro distici, firmato dall’umanista senese Lattanzio Tolomei.
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| La grande vasca termale di Bagno Vignoni |
L’iscrizione invoca le Naiadi, le ninfe delle sorgenti, e celebra le virtù terapeutiche delle acque di Bagno Vignoni. Le chiama abitatrici di una “dimora rovente”, capaci di versare “fuoco misto alle acque”. È un’immagine bellissima: la sorgente termale come incontro impossibile fra due elementi contrari, acqua e fuoco, salute e mito, corpo e poesia.
Per gli infermi, dice l’epigramma, queste acque sono salute; per i sani, lavacro. A entrambi offrono molti doni. Ed è forse questo il fascino più profondo di Bagno Vignoni: non è solo un luogo da fotografare, ma un luogo in cui per secoli l’acqua è stata percepita come qualcosa di vivo, quasi sacro. I medievali vi cercavano cura, i pellegrini ristoro, gli umanisti ci vedevano ancora le Naiadi. Noi, più modestamente, ci arriviamo con scarpe tecniche, smartphone e desiderio di meraviglia.
A Bagno Vignoni l’acqua e il fuoco, che dovrebbero escludersi, convivono da secoli. Si mescolano sotto terra, risalgono insieme e diventano cura, vapore, bellezza. Forse dovremmo prendere esempio dalla natura: non tutti gli opposti sono destinati a distruggersi. Qualche volta, se trovano la giusta profondità, imparano a generare meraviglia.



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