giovedì 30 aprile 2026

Le Naiadi di Bagno Vignoni

L'iscrizione in greco davanti alla vasca 

A Bagno Vignoni tutti guardano la grande vasca termale, ed è giusto così: quel rettangolo d’acqua fumante al centro del borgo sembra una piazza liquida, una stranezza meravigliosa che la Val d’Orcia ha lasciato lì per ricordarci che la bellezza, ogni tanto, sa anche evaporare.

Ma nel portico accanto alla vasca c’è un dettaglio che merita uno sguardo più lento: una lapide marmorea con un’iscrizione in greco. Non è un reperto antico, anche se fa di tutto per sembrarlo con elegante faccia tosta rinascimentale. È un epigramma in greco classico, composto in quattro distici, firmato dall’umanista senese Lattanzio Tolomei.

La grande vasca termale di Bagno Vignoni 

Tolomei non era un dilettante con l’hobby delle citazioni difficili. Nato nel 1487 e morto nel 1543, apparteneva a una nobile famiglia senese, conosceva greco, latino, ebraico e aramaico biblico, collezionava reperti archeologici, monete e manoscritti, fu membro e segretario dell’Accademia degli Intronati e ambasciatore della Repubblica di Siena presso la Santa Sede, sotto Clemente VII e Paolo III. A Roma frequentò figure come Vittoria Colonna e Michelangelo. Una compagnia notevole, insomma: di quelle che oggi farebbero impallidire qualunque salotto culturale, anche quelli con il buffet buono.

L’iscrizione invoca le Naiadi, le ninfe delle sorgenti, e celebra le virtù terapeutiche delle acque di Bagno Vignoni. Le chiama abitatrici di una “dimora rovente”, capaci di versare “fuoco misto alle acque”. È un’immagine bellissima: la sorgente termale come incontro impossibile fra due elementi contrari, acqua e fuoco, salute e mito, corpo e poesia.

Per gli infermi, dice l’epigramma, queste acque sono salute; per i sani, lavacro. A entrambi offrono molti doni. Ed è forse questo il fascino più profondo di Bagno Vignoni: non è solo un luogo da fotografare, ma un luogo in cui per secoli l’acqua è stata percepita come qualcosa di vivo, quasi sacro. I medievali vi cercavano cura, i pellegrini ristoro, gli umanisti ci vedevano ancora le Naiadi. Noi, più modestamente, ci arriviamo con scarpe tecniche, smartphone e desiderio di meraviglia.

A Bagno Vignoni l’acqua e il fuoco, che dovrebbero escludersi, convivono da secoli. Si mescolano sotto terra, risalgono insieme e diventano cura, vapore, bellezza. Forse dovremmo prendere esempio dalla natura: non tutti gli opposti sono destinati a distruggersi. Qualche volta, se trovano la giusta profondità, imparano a generare meraviglia.

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