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| Pagina iniziale del manoscritto originale de Le Confessioni di Un Italiano |
Pare che Le Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo siano state finalmente inserite tra i romanzi da leggere dagli alunni nelle nuove Indicazioni Nazionali per lo studio della letteratura italiana. Meglio tardi che mai. Perché ci sono romanzi che non raccontano soltanto una storia, ma sembrano attraversare un secolo intero portandosi dietro polvere, illusioni, passioni, sconfitte e speranze.
Le Confessioni di un Italiano sono uno di questi libri: il racconto di una vita, quella di Carlino Altoviti, ma anche il grande romanzo della nascita di una coscienza nazionale, dall’Italia ancora divisa e sonnolenta del Settecento fino alle inquietudini del Risorgimento.
E poi c’è la Pisana, una delle figure femminili più vive, contraddittorie e moderne della nostra letteratura: libera, capricciosa, imprendibile, impossibile da ridurre a esempio morale o a semplice amore giovanile. Con Carlino costruisce una relazione irregolare, ferita, memorabile, di quelle che non si lasciano chiudere in una formula.
Io l’ho letto da adulto, ma invidio profondamente chi lo incontra da adolescente, quando certi libri non si leggono soltanto: ti entrano sotto pelle, ti confondono, ti educano senza chiederti il permesso. Perché nelle Confessioni l’amore e le sue contraddizioni sono insieme profondamente ottocenteschi e sorprendentemente attuali: pieni di pudori, slanci, crudeltà, fedeltà impossibili e desideri che non sanno ancora nominarsi.
Per me è stato uno dei romanzi di formazione della vita. Non perché mi abbia dato risposte, grazie al cielo: i grandi libri non fanno i consulenti motivazionali. Ma perché mi ha mostrato quanto una vita individuale possa intrecciarsi alla Storia, e quanto un amore possa restare memorabile proprio perché non si lascia addomesticare.
Nievo scrisse tutto questo giovanissimo, con un’ambizione narrativa enorme. E morì a trent’anni, nel naufragio del piroscafo Ercole, mentre tornava dalla Sicilia garibaldina: come se la sua stessa vita fosse stata inghiottita dalla Storia che aveva saputo raccontare così bene. Rileggerlo oggi significa tornare a un’Italia ancora in formazione, ma anche incontrare personaggi che, sotto gli abiti dell’Ottocento, hanno nervi, desideri e inquietudini sorprendentemente vicini ai nostri.


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