La chiamano la "Cappella Sistina del Medioevo", e non è una di quelle esagerazioni da dépliant. È piuttosto un azzardo riuscito: oltre 500 metri quadrati di affreschi che avvolgono ogni superficie, colonne comprese, in un racconto continuo dove teologia, simbolo e immaginazione si intrecciano senza chiedere il permesso. Non c'è un punto neutro, qui sotto. Ovunque guardi, qualcuno ti osserva da otto secoli.
Per capire perché esista un luogo così, bisogna fare un piccolo passo indietro. Anagni, oggi un borgo di poco più di 20.000 abitanti, tra XII e XIII secolo, non era un borgo qualsiasi: era una città papale. Qui soggiornavano i pontefici, qui si decidevano equilibri delicati tra Impero e Chiesa, qui si respirava un'aria di potere e tensione che chiedeva anche rappresentazione, immagine, racconto.
E mentre risali le scale, con negli occhi ancora quella luce densa e ostinata, ti accorgi che qualcosa non torna. Tutto ciò che hai appena visto è troppo consapevole, troppo complesso, troppo vivo per stare dentro l’idea rassicurante di un Medioevo “oscuro”. Qui sotto non c’è ignoranza, c’è un ordine del mondo raccontato con una sicurezza che oggi, tra mille dubbi e infinite sfumature, abbiamo quasi dimenticato.
E allora il dubbio si fa un po’ più scomodo, quasi impertinente: forse non erano loro a vivere in un’epoca buia. Forse erano solo più disposti a guardare in faccia ciò che noi preferiamo tenere in penombra.





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