Nel giugno del 2024, tornando da Trieste, mi sono fermato ancora una volta a Redipuglia.
C'ero già stato due volte, la prima da bambino con mio padre. Questa volta, camminando lungo le gradinate del sacrario, mi sono fermato davanti ai nomi che cominciano per F e ho pensato che fra quelle lettere avrebbe potuto esserci anche il cognome di mio nonno.
Diego Faldi era un ragazzo del 1899. Chiamato alle armi non ancora diciottenne, dopo l'addestramento a Rovezzano fu inviato sul fronte del Grappa alla fine del 1917. Sopravvisse alla guerra, tornò a Prato, sposò Umberta, ebbe due figli - mio babbo e mio zio - e morì nel 1963, un anno dopo la mia nascita.
Di quello che aveva vissuto al fronte, nella mia famiglia, non era rimasto quasi niente. Ho cominciato allora a cercare, e i documenti civili e militari mi hanno restituito date, luoghi, spostamenti e nomi. Fra questi quello di Gino Melani, un altro ragazzo del 1899, morto il 23 dicembre 1917 durante un'azione sul fronte del Grappa e legato, secondo quanto è rimasto nella memoria familiare, alla sopravvivenza di mio nonno.
Non sono invece riuscito a stabilire con certezza a quale reparto fossero assegnati Diego e Gino in quei giorni. Nel racconto li ho collocati nel 92° Reggimento fanteria della Brigata Basilicata, realmente impegnato nel settore dell'Asolone nel dicembre del 1917.
Da ciò che è documentato, da ciò che è rimasto nella memoria familiare e da ciò che può ragionevolmente essere accaduto nasce questo racconto. Diego, Gino e le persone della famiglia sono realmente esistiti; altri personaggi e molti dei dialoghi appartengono invece alla ricostruzione narrativa. Dove i documenti tacciono, ho provato a immaginare ciò che nessun archivio può conservare: le parole, le paure, i silenzi.


