martedì 6 aprile 2021

Il Drago nella grotta

L'entrata del recinto della grotta del Drago
A breve distanza dalla relativa civiltà delle case di Poggio Castiglioni, nascosta in un folto boschetto di vegetazione primaverile che la rende scarsamente percepibile sebbene stia proprio accanto al sentiero 20 - quello che attraversa il crinale della nostra Calvana - , sta una delle cavità più singolari di questa catena carsica, la Grotta del Drago.

Cavità interessante non tanto per la sua profondità o estensione - in tutto circa 200 metri e nemmeno verticali - quanto per l'abisso vertiginoso di tempo in cui ci fa cadere una volta che abbiamo compreso quello a cui siamo dinanzi.

La sorgente fossile
La troviamo sul lato di una piccola dolina, simile a quelle che si vedono sul Cantagrilli. Circondata, direi quasi avvolta, da un alto muro di pietre ben squadrate che crea intorno ad essa una sorta di anello protettivo, ma con un varco - una porta - che permette l'ingresso al visitatore.

Proprio da un lato di questo circolo e quasi al di sopra dell'ingresso della grotta sta una risorgiva fossile simile - ma più in grande - a quella del Masso della Volpe.

Una sorgente d'acqua dal flusso intermittente che alimentava millenni fa il bacino che copriva la quasi totalità del fondo di questo anello di pietra, una pozza lustrale dal fondale accuratamente impermeabilizzato con argilla, dotata di un emissario che andava a gettarsi in un lungo canale detto "acquidoccio" che attraversava la conca sottostante della Bucaccia.

Il forte celtico di Cahergall in Irlanda
Fatte le debite differenze di dimensioni se potessimo vedere il luogo senza la vegetazione che lo ricopre scopriremmo di essere all'interno di una struttura somigliante a quelle fortezze di pietra tipiche dell'Irlanda celtica, come ad esempio quella di Cahergall, e con delle analogie anche con i pozzi sacri della Sardegna in cui si celebrava il culto delle acque.

Un luogo frequentato da tempi immemorabili in cui si adoravano le divinità dell'acqua e del sottosuolo: questa era la Grotta del Drago.

L'ingresso della grotta sul fondo della dolina
A testimonianza di questa lunga frequentazione nonché di questo culto restano anche reperti - frammenti di un'anfora e un anello in oro di epoca romana - ritrovati da Sergio Nannicini durante una ricognizione nella grotta negli anni Settanta del secolo scorso.

E il "Drago" che dà il nome alla grotta è proprio il Tempo, che tutto divora e tutto contiene, e porta con sé gli echi di queste persone tanto distanti dalla nostra esperienza, che per un attimo ritornano ad essere vicine, e vive, insieme a noi.

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