domenica 11 ottobre 2020

La Cappella dei Principi o della meraviglia della fine

Sarcofago e statua di Ferdinando I

A Firenze c'è un luogo in cui si coniugano sfarzo e celebrazione, decadenza e caducità. Un posto in cui la "meraviglia" seicentesca raggiunge vertici incomparabili di arte e artigianato per celebrare una dinastia - quella medicea - che nei due secoli precedenti aveva stampato fermamente il suo sigillo sulla Toscana e che nell'attraversare un secolo di ferro e sangue come il Seicento sentiva già incombere su di sé, inesorabile, l'ombra della fine.
Dietro all'altare
La Cappella dei Principi in San Lorenzo è il canto del cigno degli ultimi Medici, il loro sepolcro, cupo e grandioso, lucido di marmi e pietre dure, rivestito di meravigliosi pannelli in commesso per creare i quali venne fondato un Opificio - detto "Delle Pietre Dure" - che ha sfornato nei secoli dei veri miracoli di artigianato e che esiste e lavora ancora oggi.

Vista d'insieme

Come tante opere umane non è stata terminata. Ciò nonostante quello che è stato fatto rende bene l'idea di ciò che si voleva: un monumento che eternasse la dinastia e che fosse insieme testimonianza e celebrazione della grandezza della famiglia, nella luce cupa di un secolo tragico di guerre e assolutismi - il Seicento - che faceva della teatralità la sua cifra dominante. 

Pannello in commesso dall'altare

Il secolo barocco vedeva nel mondo una grande rappresentazione in cui ciascuno recitava una parte: e anche la più terribile delle parti, quella della Morte, in tutte le sue incarnazioni - morte di una persona, di una famiglia o di una dinastia - doveva sottostare alle regole del teatro e dare "meraviglia" agli spettatori. E la Cappella dei Principi era il gran teatro in cui andava in scena la rappresentazione più importante, quella che dalla morte portava il Principe - e la dinastia medicea - nell'eternità.

Dettaglio di un pannello

In questa visione la realtà è solo una dimensione di apparenza dietro la quale si muovono i veri artefici della tragedia del mondo: un luogo crudele, dominato dalle forze del Male, cupo e ambiguo, a tratti misterioso, in cui le azioni dei personaggi sulla scena si sviluppano per antitesi e parallelismi senza arrivare mai a una chiara sintesi. Una scena in cui l'immagine, il gesto, la magnificenza del protagonista divengono più importanti delle sue parole e persino della sua stessa persona. E proprio in questo senso la Cappella dei Principi si rivela una grande Macchina teatrale in cui i personaggi perdono la loro individualità per entrare a far parte della rappresentazione di un'eternità fatta di sculture celebrative, pietre preziose e marmi rari.

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